Perché questo blog

Per troppo tempo l’Africa “è stata guardata” dai non africani in un modo distorto e insoddisfacente (e continua ad esserlo). Molti africani hanno in qualche modo subito – o addirittura rafforzato involontariamente – gli effetti negativi di tale sguardo esterno. Tutto ciò produce effetti gravissimi sul piano dello sviluppo e delle relazioni tra i popoli, anche se le cose stanno pian piano cambiando.

All’origine della crisi africana non ci sono fattori eterni e immutabili, ma fattori reversibili, cioè legati all’azione di specifici soggetti umani. Esistono anche, e sono da sostenere, gli attori in grado di operare un cambiamento di rotta in direzione dello sviluppo. Fa parte integrante di questo discorso il modo in cui l’Africa (specialmente la parte subsahariana) viene rappresentata dall’esterno, e viene autorappresentata dagli africani stessi. Sappiamo bene quanto l’immagine che si ha dell’Africa in Occidente sia costituita da stereotipi che di certo non sono prodotti e diffusi semplicemente dai mass media, ma hanno un profondo radicamento addirittura nelle culture popolari del Nord del pianeta. Cioè: l’immagine negativa dell’Africa viene da lontano, poiché è legata, dapprima alle dinamiche della conquista e della dominazione coloniale e poi a quelle delle varie forme di imperialismo e sfruttamento esistenti.

Ma attenzione: all’Africa non è negata una qualche presenza nell’immaginario globale, anzi… Però, a patto che “stia al suo posto”, che si accontenti cioè di apparire, nel peggiore dei casi come luogo di catastrofi e di violenze inesplicabili e, bene che vada, come recettore della benevolenza altrui, o un paradiso naturale esotico e incontaminato, oppure ancora come fonte da cui periodicamente si può attingere – certo con cautela ! – per riscoprire pulsioni ed emozioni dimenticate o trascurate (il senso comunitario, l’ospitalità, la corporeità, il ritmo… tutto inteso in un modo stereotipo, cristallizzato, fermo nel tempo). E tutto ciò, occultando altri elementi, che pure potrebbero essere colti da un osservatore, se non benevolo, almeno attento: la modernità (cioè la particolare modernità africana, nelle sue diverse manifestazioni di incontro tra la tradizione e la modernizzazione), la realtà urbana, i movimenti sociali, le classi medie, la ricerca scientifica e tecnologica, i processi di democratizzazione in atto, la vita culturale e spirituale.

Questi pregiudizi sono duri a morire. Li ritroviamo quotidianamente nei nostri media e in numerose fonti di vario genere: ricerca scientifica (perché di Africa deve occuparsi solo l’etnologia?), letteratura, cinema (compresi i cartoni animati), teatro, testi scolastici, parchi di divertimento, dépliant turistici, musica, ecc. Tali pregiudizi spesso orientano anche le scelte e l’azione di professionisti dell’informazione, di funzionari e operatori della cooperazione internazionale (a volte, inconsapevolmente, le stesse ONG!), di imprenditori e businessmen, di religiosi, di educatori, di studiosi e di ricercatori, con effetti importanti, per lo più negativi, sullo sviluppo dell’intero continente. Se questa è la situazione, decostruire l’immagine negativa e fornirne una – se non positiva, almeno più realistica – è, o deve essere, una vera e propria impresa collettiva, in cui occorre coinvolgere molteplici attori in diversi campi: dall’informazione alla cooperazione, dall’economia alla cultura, alla scienza, all’educazione, alla religione. E’ interessante, in questo senso, quanto sta avvenendo nel mondo dei media africani e di quelli ove intellettuali africani operano (anche fuori dall’Africa).

A questo livello, sia pure con molte difficoltà materiali e culturali, si sta affermando un nuovo punto di vista e la possibilità concreta di affermarlo (es. iniziative come Africanews, Infosud, le nuove scuole africane di giornalismo, organismi che promuovono l’educazione allo sviluppo, siti internet, ecc.). Il blog è dedicato a questi temi, riprendendo una importante riflessione avviata e sviluppata dalla rivista  “Società africane” curata dal CERFE, cui collaboro. Ogni intervento e contributo sarà gradito. A presto!

2 risposte a "Perché questo blog"

  1. Mik 19/01/2004 / 18:42

    Ottima iniziativa. Mi viene in mente che pochi giorni fa mi ha colpito sentire alla radio (mi pare Radio 24) la presentazione di un ospite che conteneva anche questa informazione: “E’ di ritorno dalla Francia e dall’Africa”. Africa dove? Ci sono 53 stati nel continente, con sistemi sociali, culture, usi e geografie differenti eppure l’Africa è sempre il solito buco nero indistinto…

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  2. harmonia 09/02/2007 / 09:54

    Comincio dal primo post che giustamente contiene una importante dichiarazione d’intenti. Un intero blog dedicato all’Africa è un luogo di grande valore, se anche fosse limitato ad aiutare nella decostruzione degli stereotipi e nella rimozioni di antiche incrostazioni culturali. Ti ringrazio di avermelo segnalato con la tua visita nel mio blog. Io mi interesso all’Africa prevalentemente per quel che riguarda il rispetto dei diritti civili e il richiamo alle responsabilità comuni, per questo la lettura dei tuoi post e l’apertura dei link mi saranno preziose.
    Un saluto, con simpatia. harmonia

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