Antiche città africane

Le “geografie fantasiose” di cui parlava Edward Said sono modi di pensare certi luoghi e popoli applicando i propri desideri e pregiudizi. Si tratta, aggiungo, di rappresentazioni della realtà che costruiscono modelli artificiali ed etnocentrici delle relazioni interculturali: insomma, creano una “alterità” elaborata a proprio piacimento, per poter fondare una relazione psicologica e di potere sbilanciata, del tipo “noi ok/loro no ok”. Se guardiamo al modo in cui l’Africa sub-sahariana è stata rappresentata nel corso dei secoli, uno dei tanti modi in cui questa “alterità” è stata creata è affermare senza esitazioni che gli africani sono sempre e solo vissuti in villaggi, che non hanno mai conosciuto seriamente il fenomeno urbano e che la città non è roba per loro. In questi giorni circola un articolo di Mawuna Remarque Koutonin in cui si fornisce una qualche spiegazione di ciò: gli europei, nel penetrare in Africa, hanno distrutto 100 grandi e ricche città. In effetti, l’Africa (anche la parte sub-sahariana) ha una notevole e antica tradizione urbana. Un bel saggio di Sékéné Mody Cissoko dimostrò a suo tempo che alcuni di quelli che oggi sono popoli rurali, come i Soninke, i Songhay, i Mandinga e tanti altri, “hanno sviluppato nel passato una brillante civiltà urbana”, quella di Tomboctu, Gao, Uialata, Ifé, Kano, ecc. Per non parlare delle antiche città nella parte centrale e orientale del continente. Insomma, un altro luogo comune da sfatare.

L’immagine della città di Loango nel XVII secolo (basata sui resoconti di viaggiatori) è tratta da: http://kwekudee-tripdownmemorylane.blogspot.it/2013_05_01_archive.html

 

 

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