L’Africa dei desideri

L’Africa è molte cose: tanti Paesi, società, culture, lingue storie. Una realtà plurale, complessa, dinamica, contraddittoria, irriducibile a facili schemi. Ma schematizzare è quel che, in Occidente, si è sempre fatto e, con poche eccezioni, si continua a fare. Tra i tanti meccanismi dell’immaginario occidentale sull’Africa ce ne è uno che mi ha sempre colpito: la proiezione dei nostri desideri. Intendo dire che l’Africa, da molti, è spesso stata, ed è tuttora considerata, come il luogo par excellence ove si ritiene si possano realizzare le nostre istanze (a seconda dei casi e dei gusti) di una vita genuina, autentica, libera da vincoli, istintiva, essenziale, affettuosa. O dove si ritiene che si possano ancora attuare, o tentare, tante esperienze che non siamo riusciti a fare a casa nostra, come la ricerca di un autentico senso comunitario o la solidarietà tra persone. Insomma: spesso non cerchiamo di accostare le società e i popoli africani per l’intera gamma di quel che sono, ma solo per quegli specifici aspetti che desideriamo noi. A volte questi desideri sono soddisfatti, ma guai se poi le cose non risultano essere proprio così, o soltanto così; questo provoca conseguenze sul piano del disincanto, del rifiuto, o di quella specie di razzismo che viene inevitabilmente fuori da esperienze spontaneistiche, non preparate e non gestite, di incontro interculturale.

La foto è tratta da: http://www.projects-abroad.it/paesi/volontariato-in-togo/

 

 

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