L’ordine del discorso e l’Africa

Cotton_world_map.jpgCome affermava Michel Foucault, in ogni società la produzione del discorso è controllata e selezionata, in modo da scongiurarne i “pericoli” e da padroneggiarla, delimitarla, canalizzarla. Il discorso pubblico in occidente sulla storia e sui popoli africani non fa eccezione. Anzi, è un esempio da manuale di come, attraverso il controllo del discorso (dei discorsi), si sia creata nel tempo, la rappresentazione di un’Africa maledetta, senza storia, senza civiltà, senza prospettive se non quella di essere dominata dall’esterno. Un volume di Jean Claude Abada Medjo, “Discours sur l’Afrique: les représentations sur l’Afrique dans les discours chez Hugo, Sarkozy et Obama” (Editions des Archives contemporaines, 2015) pone l’accento su questo fenomeno. Quando qualcuno vuole raccontare e descrivere il continente africano, trova già disponibile un repertorio di temi, e un meccanismo narrativo per metterli insieme, che sono già preordinati, che sono stati elaborati nel corso dei secoli, e da cui si attinge in maniera automatica e a volte inconsapevole. Un repertorio che è stato costruito da menti più o meno illustri, da Hegel a Gobineau e tanti altri, per arrivare a essere usato – in maniera becera ma tremendamente efficace – dai razzisti contemporanei, compresi quelli di casa nostra.

L’antica mappa del 995 d.C. (detta “Cottoniana”), con l’Est in alto, è tratta da: http://insight.stefanopaladini.net/it/hic-sunt-leones/

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