L’immagine dell’Africa, la trasformata di Fourier e il gatto con gli stivali

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L’immagine dell’Africa è una maniera molto potente ed efficace di definire e controllare la realtà di questo continente, afferma Simone Salvatori, che scriveva di questioni africane ben prima di me. I suoi commenti, sempre pertinenti e acuti, sono un importante contributo ai 15 anni del blog “Immagine dell’Africa”. 

 

Simone Salvatori,  ingegnere, osservatore di questioni africane (Nairobi)

Immagine dell’Africa

“Il continente nero” (paraponzi-ponzi-po’), “il cuore di tenebra”: l’Africa è convenientemente opaca. Pochi luoghi al mondo hanno una immagine cosi alienata, manipolata e distante dalla propria realtà, e sicuramente nessun luogo grande e complesso come un intero continente.

Ma perché incaponirsi così tanto sull’immagine dell’Africa? Con così tanta sostanza di cui occuparsi, luoghi, persone, storie, eventi africani, perché sprecare energie su una cosa fatua e cangiante come l’immagine, ombre proiettate sul fondo di una caverna? Dopotutto, come dice il proverbio, sono pietre e bastoni che rompono le ossa, non le immagini. Purtroppo il più delle volte i proverbi sono solo un modo di dire una fesseria senza assumersene la responsabilità, e si deve accettare la triste realtà che non tutte le frasi che fanno rima sono vere.

Non è puntiglio né una pura e semplice esigenza di verità che motiva questo interesse, dopotutto per definizione l’immagine non è la verità, è un altro dominio, un riflesso della realtà parziale e distinto da essa al punto da poter essere completamente fuorviante. Inseguire la verità nell’immagine è in termini assoluti una impresa impossibile.

Per capire l’importanza di questo lavoro sull’immagine basta capire la relazione tra l’immagine dell’Africa, la trasformata di Fourier e il gatto con gli stivali (che ci vuole!).

In ingegneria, in fisica, in statistica, la trasformata di Fourier consente di prendere cose (funzioni) difficili da manipolare ed analizzare nella nostra realtà, nel dominio del tempo, e trasformarle materializzando la loro immagine in un altro dominio, il dominio della frequenza, dove analizzarle e manipolarle diventa estremamente facile. Sulla loro immagine nel dominio della frequenza possiamo fare le manipolazioni che più ci convengono e poi riportare queste immagini modificate nel dominio del tempo, dove non sono più astrazione ma diventano realtà. Un semplice cambio di rappresentazione consente di operare cambiamenti enormi nella realtà.

Con buona pace della saggezza dei proverbi non sono solo pietre e bastoni a rompere le ossa. L’immagine dell’Africa è una maniera molto potente ed efficace di definire e controllare la realtà dell’Africa.

Grazie a Fourier (e a qualcun altro) ogni giorno sistemi e macchine grandi e complesse ma anche molto piccole e semplici (ad esempio il telecomando della tv) trasformano la realtà nel nostro mondo operando in un mondo fuori dal tempo. Grazie al potere dell’immagine la stessa cosa viene fatta ogni giorno ad un intero continente. Grazie al potere dell’immagine e dell’uso che se ne fa, ogni giorno schiere di cretini possono incrociare un giovane africano in Italia e sinceramente indignarsi perché sta usando un telefono o perché non è magro e malato o scalzo e sorridente come le immagini delle campagne per le donazioni (lo so che è difficile da credere ma accade davvero, e lo specifico per i posteri perché i contemporanei lo sanno bene).

L’identità viene proiettata nel dominio delle immagini, le immagini vengono filtrate, manipolate, cambiate, inventate e omesse a piacere, questa nuova identità trasformata viene rispedita nella realtà e appiccicata a luoghi, a persone, storie, eventi, e in base a questa si motivano e giustificano azioni, opinioni, teorie, sentimenti, convinzioni. E’ come se gli africani tutti avessero ricevuto in eredità il gemello maligno del gatto con gli stivali, che li precede e tarpa ogni opportunità compromettendo disonestamente la loro reputazione, come la lettera di raccomandazione sigillata affidata all’invisible man di Ralph Ellison che in realtà raccomandava di continuare a illudere il ragazzo. L’immagine dell’Africa è ancora una grossa calunnia messa in giro ad arte per i più gretti scopi del furbo di turno.

In tempi di social network il furto di un account Facebook, Twitter, Instagram o Youtube, avere qualcuno che comunica al posto tuo tramite queste piattaforme, ha delle implicazioni che oramai sono note a tutti senza bisogno di tante spiegazioni: sui social network si possono fare fortune, si può perdere il lavoro, si può finire in galera o diventare eroi, trovare compagni per la vita o perdere amicizie.  L’immagine dell’Africa è come un account di un social network che è stato “hackerato” da sempre.

Sgombrare il campo delle immagini da distorsioni, stereotipi, manipolazioni è una battaglia reale che cambia la vita delle persone e obbliga a schierarsi.

Foto tratta da: https://www.huffpost.com/entry/11-memorable-train-journeys_b_8373936 (Courtesy of Rovos Rail)

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