Africa: narrazioni, contro-narrazioni ed esperienza

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Un bel progetto di SeedScience, sostenuto anche da STARBIOS2, ha avuto al suo centro la formazione e l’aggiornamento di insegnanti ghanesi e kenioti nel campo delle scienze. Alcuni di questi insegnanti sono venuti giorni fa in Italia a perfezionarsi, e a condividere il loro lavoro con gli studenti, presso l’Università di Roma Tor Vergata. Credo che questi incontri abbiano prodotto, presso gli studenti italiani che hanno partecipato all’iniziativa, un reale cambiamento nel modo di percepire la realtà africana. E questo piccolo ma importante caso porta a una riflessione che mi sembra oggi importante.

Molte persone che hanno a cuore il ruolo nel mondo del continente africano e dei suoi singoli popoli stanno perorando la causa di una contro-narrazione sull’Africa, che bilanci le narrazioni distorte che circolano. Chi cura da 15 anni un blog chiamato “Immagine dell’Africa” non può che essere d’accordo.

Tuttavia, nella discussione in atto sulle narrazioni e contro-narrazioni sul continente e sui popoli africani, il rischio è quello di trascurare un elemento fondamentale: la realtà viva da cui ogni racconto dovrebbe trarre base, linfa, ragion d’essere. Ad esempio, il mito di liberazione dall’Egitto del popolo ebreo oppresso, che trova espressione nella Bibbia,  ha avuto un forte legame con una esperienza storica vissuta. E lo stesso si può dire delle grandi narrazioni legate ai movimenti operai e di liberazione politica e sociale dei secoli passati.

Per cambiare, a casa nostra, il modo di considerare la gente che viene dall’Africa o che ci vive, non è dunque sufficiente una bella e corretta contro-narrazione: occorre anche e soprattutto (come tanti già fanno) favorire sempre di più incontri tra cervelli e corpi, esperienze, eventi che diventino rappresentazioni profonde della realtà e memorie da condividere. Che incidano anche sulla “pancia” delle persone, non soltanto sulla loro razionalità, e diventino la fonte di nuove regole e nuove distribuzioni di risorse.

Altrimenti si resterà schiacciati su una logica quasi da marketing d’immagine, che non cambierà nulla. E la solidarietà e il dialogo tra popoli resterà illuministicamente confinata all’ambito delle chiacchiere, mentre la “pancia” sarà dominata, purtroppo, da altri.

 

A proposito di rappresentazioni ed esperienze, il pensiero non può non andare a coloro che hanno perso la vita nell’incidente aereo della settimana scorsa ad Addis Abeba. Una in particolare la conoscevo e, tanti anni fa, frequentavo: Paolo Dieci, persona di grande intelligenza, capacità, sensibilità e gentilezza, con cui andai, insieme ad altri amici e colleghi, nel 1979, in Zaire (ora RD Congo), in quello che per tutti noi fu il primo viaggio nel continente africano. Viaggio che ha segnato l’esistenza di molti, ispirato da un’altra persona che non c’è più: Giancarlo Quaranta.

La foto è tratta dalla pagina Facebook di SeedScience

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