L’Africa rappresentata: tra dossier e abitudini

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Dell’Africa, delle tante Afriche, in Italia si parla ancora poco e male. Per malizia politica, per ignoranza, o per colpevole sciatteria. Un importante e ricco dossier di Amref, realizzato dall’Osservatorio di Pavia, mostra quanto siano (purtroppo) ancora vivi e diffusi gli stereotipi e pregiudizi che furono anche motivo di origine di questo blog, e di cui si parlò, nel 2005, nel volume “Società africane”. Il dossier si chiama “L’Africa Mediata – Come fiction, tv, stampa e social raccontano il continente in Italia”, e contiene una accurata analisi del modo in cui l’Africa e gli africani vengono rappresentati nei TG, nella stampa, nella fiction, nei social media. Qualche dato: solo il 2,4% di notizie riguarda il Continente nero, e la maggioranza tratta di immigrazione, in termini catastrofistici e ansiogeni (come se il solo scopo di chi vive in Africa fosse quello di venire, prima o poi, a stabilirsi a casa nostra). Per il resto, emerge la solita carrellata di notizie focalizzata esclusivamente su guerre, siccità, carestie, epidemie, e i relativi appelli alla solidarietà; oppure (per dire qualcosa di “buono”) su animali, natura incontaminata, musica e danza. Con lodevoli eccezioni. Nei TG e nelle fiction qualcosa si muove, ma ci vorrà ancora tempo. Il dossier è molto ricco, e rimando alla sua lettura per i numerosi e interessanti dettagli. Ma voglio notare una mancanza, sia nel dossier, sia nel “decalogo” proposto nella campagna Amref denominata “Non aiutateci per carità”: non si parla né di ricerca scientifica, né di innovazione o impresa. Come se fossero questioni irrilevanti, come se in Africa mancassero i cervelli e le competenze in questo campo. Ovviamente, non è così, e per fortuna in Italia si sta diffondendo una nuova sensibilità su questo argomento (ad esempio: Vadoinafrica.com). Aggiungo che, a mio parere, non è sufficiente proporre una contro-narrazione sulla realtà africana, se nel contempo non si formano dal basso, quotidianamente, nuovi comportamenti, e (più in profondità) nuovi modi di sentire e di rapportarsi, coinvolgendo una gamma ancora più ampia di persone e gruppi umani rispetto a prima. Ma già dare il buon esempio nei racconti sarebbe un ottimo avvio: magari pubblicando, nei siti web e nelle iniziative di raccolta fondi di tante meritevoli ONG, più foto di adulti africani, e molte (ma molte) meno foto di minori africani. Lo so che i testimonial famosi desiderano ardentemente farsi fotografare con bambini di colore bisognosi e riconoscenti, ma un poco si potrà pur negoziare, o no? E’ una ormai ineludibile questione di dignità e di rispetto.

La foto è tratta da: http://www.ahri.org

 

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