Toponomastica coloniale

Dare il nome a un luogo, o cambiarne il nome pre-esistente, non è mai un atto banale. Comporta attribuire un significato a tale luogo, ed anche, spesso, istituire, confermare o modificare un potere, sancire un possesso. I conquistatori coloniali – prima ancora che depredare, costruire, ripopolare – mappavano, cartografavano e “battezzavano” le estensioni di territorio invaso o da invadere. Come Leopoldville, marchio tragico apposto da un avido sovrano belga su una riva del fiume Congo, alla fine del XIX secolo. O come Dante o Itala, che i colonizzatori italiani attribuirono, rispettivamente, alle località somale di Hafun e Cadale. Esempi di una sterminata fenomenologia di annessione simbolica, che si manifestò anche in altri campi: dalle canzoni alle barzellette, dai nomi di prodotti alimentari al cinema. E che va affrontata, nel dibattito pubblico, con molta attenzione e sensibilità culturale e storica.

La foto: immagine satirica del re del Belgio Leopoldo II che sovrasta e stritola un raccoglitore di caucciù congolese, da https://en.wikipedia.org/wiki/Abir_Congo_Company#/media/File:Punch_congo_rubber_cartoon.jpg

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