Congo: tra denuncia, silenzio, storia e opportunità

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Ancora pochi giorni e calerà, a parte qualche eccezione, il silenzio dei nostri media sul Congo RD. La tragica vicenda dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e del loro autista congolese Mustapha Milambo ha portato alla ribalta, in maniera ancor più drammatica del solito, l’attualità e la storia recente di questo immenso paese di grandi tradizioni culturali e dalle enormi ricchezze materiali che il suo popolo non gode. Il blog Sancara, di Gianfranco Della Valle, ha pubblicato un’ottima sintesi sulle vicende storico-politiche del popolo congolese, dal dominio criminale di re Leopoldo II a oggi. Un fondamentale approfondimento è sempre “Congo”, di David Van Reybrouck, da accompagnare magari con opere di contesto più ampio come la “Storia del continente africano” di José do-Nascimento, o dal classico “Storia dell’Africa nera”, di Joseph Ki-Zerbo: anche per non dimenticare che l’Africa esiste da molto, molto prima che se ne interessassero i bianchi. E per andare oltre la cronaca e i luoghi comuni, come correttamente suggerisce Martino Ghielmi nel sito di VadoinAfrica; un sito legato a un network unico nel suo genere, dove la conoscenza e il dialogo tra i popoli si intrecciano con l’economia.

In questi giorni, i ricordi vanno al 1979, dove insieme a un gruppo di giovani ricercatori (molti diventati affermati e famosi) ci recammo nell’allora Zaire, in particolare proprio nel Kivu, per uno studio tra la tradizione e la modernità. Altri tempi. Non era più la cosiddetta “piccola Svizzera” e non era ancora quel luogo di terrore che sarebbe diventato di lì a poco. Avemmo comunque la possibilità di approfondire alcune trasformazioni che testimoniavano uno sfaldamento non controllato del tessuto sociale e culturale tradizionale: un elemento non da poco. Un piccolo articolo che “Nigrizia” ebbe la bontà di pubblicare un anno dopo (vedi foto) parlava di queste cose, centrifugando fenomeni come il mutamento dei ritmi agricoli, il venir meno della tradizione orale, la scolarizzazione, l’industrializzazione.

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