10 Common Stereotypes About Africa

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The Kenyan journalist Maurice Oniang’o identifies 10 common misconceptions and stereotypes about Africa that are believed to be the “true” representation of the continent. They are, in short: 1. Africa is a country; 2. Africans speak African; 3. Man and wild animals live together; 4. All Africans live in huts; 5. Lack of technology; 6. All Africans are dark skinned; 7. Africa is a continent full of corruption, poverty and war; 8. All african countries are poor and depend on aid; 9. Africa is a desert 10. Africans share a homogeneous culture. These stereotypes are still deeply rooted  in the culture and social memory of Western people, and it is not easy to modify them through the usual information and educational tools.

Photo: Mkimemia (en.wikipedia)

 

Il diritto di essere raccontati correttamente

In una società largamente interconnessa e percorsa da diversi flussi di comunicazione, per un popolo, un’area geografica, un continente è fondamentale essere raccontati con un minimo di correttezza e di completezza, al di là di stereotipi e pregiudizi. Una iniziativa su Twitter punta proprio a diffondere immagini positive del continente africano, quelle che i media mainstreaming ignorano. L’iniziativa si chiama #TheAfricaTheMediaNeverShowsYou e vale la pena di essere seguita. E, a proposito di un’Africa ignorata dai media, ecco anche un articolo che segnala la moda etica dell’impresa Haute Baso in Ruanda. Senza ignorare i problemi, ma senza occultare chi fa qualcosa.

L’immagine di Kigali è tratta da: http://mycontinent.co/Rwanda.php

 

Sex and the city ad Accra

Accra è lo sfondo della nuova serie tv “An African City”, diffusa via web.  La serie ha al suo centro le vicende di cinque ragazze del ceto medio e un’Africa che compare poco nei nostri media, certamente non maggioritaria, ma reale e scarsamente sconosciuta. Alla BBC definiscono questa serie come una sorta di “Sex and the City” in versione africana. Stefania Ragusa, giornalista nota per il suo impegno sull’immigrazione e per una visione più completa e senza pregiudizi dei popoli, ha intervistato per Pagina99we Nicole Amarteifio, che ha ideato e dirige la serie. Amarteifio afferma, tra l’altro: “A lungo i media mainstream hanno presentato l’Africa come il continente nero e i volti degli africani, e delle donne e dei bambini, in particolare, sono stati utilizzati per le campagne globali anti povertà. Questa narrazione, oltre a essere parziale e fuorviante, ha prodotto danni enormi alla nostra autopercezione e autostima. Adesso è il tempo di un’altra narrazione, che per esempio abbia al suo centro la bellezza, l’intelligenza, la vivacità delle donne africane”.

La veduta di Accra è tratta da: http://www.viasat1.com.gh

A scuola di business per scommettere sull’Africa

 

 

 

Fortuna Ekutsu Mambulu, un vecchio amico di questo blog, segnala una importante  iniziativa da lui coordinata: l’African Summer School di Verona, che tra pochi giorni chiuderà le iscrizioni. Chi è interessato fa in tempo fino al 13 giugno a segnarsi. Ecco qui di seguito una scheda sul progetto.

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La proposta formativa di African Summer School per internazionalizzare il proprio CV

Fino al 13 giugno 2014 è possibile iscriversi ad African Summer School (ASS), la scuola estiva di Verona (Italia) che offre un percorso formativo che presenta l’Africa come terra di opportunità, per creare il proprio lavoro o business. Giunta alla sua seconda edizione e patrocinata dal Comune e dall’Università di Verona, ASS mira a concorrere alla creazione di una concezione equilibrata del continente africano con lo scopo di stimolare e facilitare il lancio di nuove attività economiche in un continente che negli ultimi anni sta sperimentando alti livelli medi di crescita, trasferendo ai partecipanti nuove conoscenze e competenze in ambito storico, economico e geopolitico. Le lezioni, seguite da tre mesi di attività formative individuali o di gruppo, si svolgeranno dal 3 al 10 agosto 2014 in una villa settecentesca veronese. La campagna delle iscrizioni è stata lanciata lo scorso 13 maggio 2014 alla Camera dei Deputati. 

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Raccontare un’Africa protagonista della storia umana dal neolitico fino ad oggi, e presentare questa macroregione non più solo come terra di missione ma come un luogo pieno di opportunità: questa è la sfida della seconda edizione di ASS, la scuola estiva promossa dall’Associazione veronese Africasfriends, realizzata grazie alla collaborazione di numerosi partner e patrocinata dall’Università e dal Comune di Verona con il contributo del Banco Popolare di Verona, UIL Verona e Ital nazionale.

 

Per raggiungere tali obiettivi, gli organizzatori hanno selezionato due docenti africani, a cui è affidata la maggior parte delle ore di lezioni che si terranno nella settimana dal 3 al 10 agosto 2014 a Verona. Si tratta dell’accademico José do Nascimento, che insegnerà Storia generale dell’Africa, e dell’esperto in marketing nonché blogger tra i più influenti del continente Mawuna Koutonin, che insegnerà invece Afro-business.

 

Ancora oggi per molti l’Africa è un continente a-storico. Per molti altri invece, la sua storia sembra aver preso inizio all’epoca della schiavitù. Rettificare tali tendenze è importante sia dal punto di vista scientifico che culturale: da una parte, infatti, risulta cruciale ribadire come l’Africa sia la culla dell’umanità e come tanti dei fenomeni sociali conosciuti abbiano avuto origine nel continente africano. Dall’altra, capire l’Africa sotto una prospettiva storica può aiutare a lottare contro stereotipi e fenomeni di razzismo ancora persistenti nelle società occidentali. Questo insegnamento è importante non solo per favorire il dialogo interculturale, ma anche e soprattutto per la costruzione identitaria delle cosiddette “seconde generazioni” (giovani di origine africana nati o cresciuti in Italia), che hanno la necessità di aver accesso a riferimenti culturali dei paesi di origine dei loro genitori.

ASS è anche “Business Incubator 4 Africa”, ovvero una training school in management che sia propedeutica al concorso finale delle idee di business proposte dai partecipanti, prima della loro effettiva valutazione e sviluppo eventuale. In quest’ottica, il corso di Afro-business è pensato per offrire – tramite lezioni, workshop e testimonianze – il know-how necessario alla pianificazione e all’avviamento di progetti imprenditoriali direttamente o indirettamente legati all’Africa. In particolare, in virtù dell’esperienza positiva dell’anno scorso, si cercherà di spiegare ai partecipanti il perché, il come, e il dove implementare idee di business. In tal modo, ed in maniera parallela, verrà incentivata la pratica del ritorno volontario dei migranti nei loro paesi di provenienza.

 

Il continente africano, infatti, per il suo attuale livello di crescita economica (in media 4-5 per cento annui) e per le trasformazioni in atto sia nell’economia mondiale che locale, offre contro ogni previsione numerose opportunità di realizzazione di micro-imprese gestite/gestibili dai giovani. La sfida oggi sta nel trovare il giusto modo per incoraggiare i giovani africani e di tutto il mondo a cogliere tali opportunità creando appositi percorsi di accompagnamento necessari alla realizzazione delle loro idee imprenditoriali.

 

ASS si rivolge specialmente ai giovani, senza distinzione alcuna. Una particolare attenzione però viene data agli studenti africani emigrati, e quelli nati in Italia. I primi hanno spesso bisogno di strutture d’inquadramento in grado di aiutarli a formalizzare i loro progetti di ritorno, mentre i secondi necessitano, per la loro crescita culturale, di un accesso ad insegnamenti africani di alto livello ed offerti da professori di origine africana.

 

La prima edizione di African Summer School, inaugurata nel 2013 con la presenza dell’ex-Ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge Kashetu (http://www.africansummerschool.org/riviviamo-la-cerimonia-di-apertura-della-summer-school-2013/), ha coinvolto cinquanta giovani africani ed italiani che hanno trascorso una settimana insieme per imparare e confrontarsi attorno al tema della geostrategia africana sviluppato dal pensatore Jean Paul Pougala. La seconda edizione, lanciata lo scorso 13 maggio 2014 in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati (https://www.youtube.com/watch?v=yoDvOEhKKY4&feature=em-upload_owner), propone un ampio programma di lezioni (http://www.africansummerschool.org/program/) che si svolgeranno dal 3 al 10 agosto a Villa Buri, complesso settecentesco appena fuori le mura di Verona.

 

 

Un’azienda all’anno in Africa

Uno degli intenti dell’iniziativa è quello di creare le condizioni per lo sviluppo e la realizzazione di almeno un progetto di business in Africa. Tale obiettivo si realizza incentivando i partecipanti africani ed italiani a scrivere dei progetti di business durante i tre mesi che seguono la settimana formativa. Tali progetti partecipano al concorso “Business Incubator 4 Africa“, nell’ambito del quale un comitato di selezione, composto da rappresentanti dei nostri partner e da esperti in materia, seleziona la miglior idea di business che poi riceverà un premio ed un accompagnamento nella sua fase di incubazione. Il progetto vincitore della prima edizione di African Summer School che il nostro partner in business incubation MAG Verona sta accompagnando dal mese di gennaio 2014, si realizzerà in Togo (nella capitale Lomé). Consiste nella realizzazione di stagni per l’allevamento di pesci da commercializzare nel mercato locale.

 

 

Ancora alcuni giorni per candidarsi

Le iscrizioni dei partecipanti che seguiranno tutto il percorso formativo della seconda edizione di African Summer School si svolgono online (http://www.africansummerschool.org/enrollment/) e sono aperte fino al 13 giugno 2014, data in cui si aprirà la campagna per accogliere gli uditori liberi (http://www.africansummerschool.org/uditori-liberi/).

 

La foto della inaugurazione dell’edizione dell’ASS 2013 è tratta da:http://ilreferendum.it

(da sinistra) Fortuna Ekutsu Mambulu, Damiano Fermo, Prosper Nkefack, Cècile Kyenge, Raphael Ngalani, Chiara Fraccaroli

Dietro l’arte di arrangiarsi c’è ingegno, creatività, storia, cultura

In genere, chi parla di società africane oggi si sente costretto (quasi per senso di colpa) a dedicare l’80% del proprio spazio o del proprio tempo a elencare problemi, disgrazie, questioni aperte, denunce. Di solito non mi sottraggo (anche se con percentuali inferiori) perché, con tutta evidenza, c’è materia. Ma quando visito il blog “Timbuktu Chronicles” evito di farlo. Lì viene messa in mostra un’altra Africa: attiva, creativa, che parla di sé per conto proprio, senza mediazioni esterne, che vuole risolvere problemi, che cerca e trova soluzioni. Nei nostri discorsi, quest’altra Africa merita più spazio di quello che ha.

La foto è tratta da: http://www.dailymaverick.co.za

L’Africa delle isole

Dalle carte geografiche che siamo soliti usare non sembra, ma l’Africa è piena di isole, dentro e tutto attorno. Spesso con una storia lunga, gloriosa o, molto spesso, drammatica. Il famoso giornalista polacco Ryszard Kapuscinski ne richiamò, anni fa, l’importanza nel suo libro “Ebano” (Feltrinelli 2000). Riporto un estratto (e chiedo scusa per la grafia errata dell’autore, ma stranamente quella giusta non mi viene pubblicata).

Se si osserva con attenzione una mappa dettagliata dell’Africa ci si accorge che questo continente è tutto circondato da isole. (…) Dal lato ovest del continente troviamo: Djalita e Kerkena, Canarie e Capo Verde, Gorée e Fernando Po, São Tomé e Principe, Tristan da Cunha e Annobón; dalla parte orientale Shaduan e Gifatun, Shakin e Dahlak, Sokotra, Pemba e Zanzibar, Mafia e Amirante, Comore, Madagascar e Mascarene. (…) Chi si dirigeva alla sua volta (in Africa ndr)  rischiava il tutto e per tutto, iniziava una partita per la vita o per la morte: ancora nella prima parte del XIX secolo più della metà degli europei che vi si avventuravano moriva di malaria. In compenso molti di quelli che sopravvivevano tornavano indietro con grandi fortune: carichi d’oro, d’avorio e, soprattutto, di schiavi neri. Ed ecco che a questa internazionale di navigatori, mercanti e saccheggiatori vengono in aiuto le dozzine e dozzine di isole disseminate lungo le coste del continente. Per loro diventano un punto d’attracco, un rifugio, la base di sedi commerciali. Innanzitutto sono sicure: abbastanza lontane perché gli africani non possano raggiungerle con le loro canoe fatte di tronchi d’albero, ma abbastanza vicine alla terra per stabilire e mantenere i contatti con il continente. Il ruolo delle isole diviene strategico all’epoca della tratta degli schiavi, poiché molte di loro vengono trasformate in campi di raccolta dei prigionieri in attesa delle navi che li trasporteranno in America, in Europa e in Asia.(…)

La foto dell’isola di Gorée è tratta da: http://partsacrosscontinents.blogspot.it

Terangaweb e l’Afro-responsabilità

La nozione di “Afro-responsabilità” è al centro del progetto “Terangaweb – l’Afrique des idées”. E’ un think tank che si occupa delle sfide odierne dell’Africa e del ruolo che gli attori africani possono giocare in campo politico, economico e sociale, anche abbattendo le barriere culturali tuttora esistenti tra le diverse aree geografiche e linguistiche del continente.

La veduta di Dar es Salaam è tratta da: http://www.zdnet.com

Realizzarsi in Africa? Le riflessioni di una sociologa italiana a Dakar

Nell’immaginario collettivo occidentale è impensabile pensare la realizzazione in Africa. La decisione di stabilirsi in terra africana sembrerebbe essere socialmente accettata solo in due casi: il campo umanitario (preferibilmente se si sono presi i voti) o il campo delle organizzazioni umanitarie per cui, stipendi invitanti, sarebbero giustificazione sufficiente all’accettazione di un peggioramento della qualità di vita (secondo una visione stereotipata e di standard di “benessere” occidentali).  Emigrare per altre ragioni, fossero d’amore, di ricerca, di studio, di un lavoro (uguale a quello che si faceva magari nella società di provenienza) rimane una scelta contrastata o, quanto meno, criticata. In Africa non ci si può realizzare.” 

E’ un estratto di un post scritto nel blog “Dakarlicious” da Chiara Barison, sociologa italiana che si è stabilita a Dakar per lavorare (insegna in un Master di comunicazione e ha una sua trasmissione tv), conducendo una vita di qualità nient’affatto inferiore rispetto a quella che poteva condurre nel nostro Paese. Le sue riflessioni sono importanti, e le condivido volentieri: leggete qui.

Lo scorcio di Dakar è tratto da: http://www.geolocation.ws

 

 


Le suocere dell’Africa

Metto a confronto due links. Il primo è al sito “See Africa differently”, dove, sia pur con qualche ingenuità ed eccesso, si pubblicano dati e notizie sull’Africa di oggi e su cosa si muove in questo continente: dai crescenti tassi di alfabetizzazionene scolarizzazione ai successi in campo economico (almeno in alcuni Paesi), dalla produzione cinematografica (in Nigeria si fanno più film che a Hollywood) alla ricerca tecnologica. Il secondo è a un articolo pubblicato sul sito di un importante quotidiano, intitolato “Ghana, nel ghetto delle streghe”, che affronta il problema della persecuzione, appunto, delle “streghe” in quel Paese. Riporto un passaggio: “Una condizione umana, quella delle ‘streghe’ di Gnani – identico a quella delle persone ospiti in altri cinque villaggi-ghetto: Gambaga, Kukuo, Bonyase, Nabuli e Kpatinga – che trova ragione nelle oscurità più profonde e nascoste dell’animo di milioni di esseri umani in tutte le latitudini, ma qui alimentato da tradizioni e convincimenti millenari, che emergono nutrendosi nell’ignoranza, nella povertà, o anche nel banale calcolo di chi ha bisogno di eliminare qualcuno per semplice concorrenza in affari.” E un po’ dopo: “Si racconta di fior di studiosi, che vantano credenziali prestigiose e master universitari ottenuti in Europa o negli Usa, arroccati nella loro convinzione dell’esistenza di forze occulte e sortilegi dai quali occorre difendersi. C’è chi giura, tra persone altrimenti serie e affidabili, di aver visto “streghe volare o correre da una parte all’altra di una stanza, a testa in giù”.  (Come sarebbe a dire “Si racconta…”? Come sarebbe a dire “C’è chi giura di…”? Quali sono le fonti? E che grado di diffusione ha questo fenomeno? Quali indagini lo hanno studiato?) Inoltre, quasi en passant, si fa notare che siamo in “Ghana, di cui si sente parlare spesso perché annoverato fra i più solidi paesi del continente (nonostante mille altre questioni aperte) soprannominato la “perla” dell’Africa occidentale, ex fiore all’occhiello dell’impero di sua maestà britannica, nazione-guida, dai tassi di crescita economica a due cifre, con il  più alto livello di scolarizzazione dell’Africa occidentale (quasi l’85 per cento, sebbene ancora circa 500.000 bambini siano fuori dal sistema scolastico), che vanta numerose e prestigiose università, per non parlare delle ricchezze naturali, come oro, cacao, diamanti, bauxite, manganese, di recente persino il petrolio.” E si conclude con: “da Accra a Lomè, da Lagos a Freetown, da Abidjan a Ouagadougou, dilaga il timore della magia nera” e qualche altra amenità.

Fortunatamente, nella medesima testata ci sono fior di africanisti (come Pietro Veronese) che hanno un approccio molto più ampio di quel che viene espresso in questo articolo, in cui si mescola un po’ di verità con banali e triti luoghi comuni o generalizzazioni. La notizia, dal punto di vista giornalistico, dovrebbe semmai essere che il Ghana sta cambiando,  e la stregoneria dovrebbe essere un inciso; non il contrario. Come le suocere delle barzellette, qualsiasi cosa di buono facciano gli africani c’è sempre chi li inchioda sistematicamente al loro passato, ai loro difetti, alla loro sfiga; anche senza volerlo e con le migliori intenzioni (ma forse questa è un’aggravante…). Il tutto, forse, per mostrare la necessità di un nostro intervento dall’esterno, per portare luce e speranza a gente che altrimenti resterebbe nella tenebra e nella disperazione. Insomma, c’è ancora tanto da lavorare su questo argomento, proprio tanto.

La veduta di Accra, è tratta da http://www.world66.com

Media statunitensi e immagine dell’Africa

L’immagine dell’Africa nei media statunitensi è al centro di una ricerca di Stella Maris Kunihira, non recente, ma da ricordare. Anche perché mostra almeno due cose importanti: a. quanto siano lunghi (lunghissimi) i tempi necessari per cambiare mentalità e modi di operare degli operatori della comunicazione; b. la correlazione che esiste tra l’enfatizzazione dei problemi dei popoli africani e l’attuazione di strategie assistenzialistiche e paternaliste da parte di organismi governativi e non governativi dei Paesi occidentali. L’autrice conclude, infatti, affermando che: “The results clearly show that American media has not changed its coverage of the African news for the last eighteen years. There is a persistence of stereotypical images that continue to impact the self-esteem of African people and people of African ancestry. One possible explanation for the data is that the more the problems, the more attention and assistance Africa receives.  The data reveals little about Africans helping Africans giving the impression that Africans are powerless and dependent entirely on the Western countries, thus giving Westerners a continued sense of superiority.”

La veduta di Accra (monumento a Kwame Nkrumah) è tratta da: http://www.skyscrapercity.com