Ruolo, protezione e regolazione delle medicine tradizionali

Le medicine tradizionali in Africa sono da tempo tornate al centro dell’attenzione. Non certo di chi ne fa uso da millenni, ma di chi oggi le valorizza e le studia. O le sfrutta. In questo tormentato biennio, in attesa di altre soluzioni, diversi rimedi tradizionali hanno mostrato (per dire) una notevole funzione anti-infiammatoria per contrastare gli effetti del Covid-19. Ma ovviamente i rimedi vanno sempre analizzati seriamente, classificati, regolati.

Il tema è stato oggi al centro di un seminario nel quadro dei Dialoghi delle cattedre UNESCO a cui ho avuto il piacere di partecipare. Le medicine tradizionali (in Africa come altrove) sono parte integrante del complicato rapporto tra scienza e società, in cui tutti hanno responsabilità da esercitare, contributi da offrire, insegnamenti da condividere. Gli organismi internazionali (come OMS e UNESCO) e l’Unione Europea hanno promosso e promuovono tuttora numerosi programmi e progetti su questo tema. Tra gli aspetti più sensibili, vi è quello della codificazione della medicina tradizionale africana, così come quello della proprietà intellettuale dei medicinali basati sulle piante locali.

Foto da: https://newsvibesofindia.com

Creare valore in Africa

Martino-at-EAF19-1024x768

L’esperienza del network Vadoinafrica è forse unica al mondo, e nasce, come tutte le grandi cose, da una grande visione: “Crediamo che il futuro dell’Europa passi da un nuovo rapporto con l’Africa. Lavoriamo per costruire nuovi scenari connettendo imprenditori e professionisti. Sfidiamo luoghi comuni e interessi per rimettere al centro la capacità creativa delle persone. Affianchiamo aziende e organizzazioni interessate a creare valore con il continente africano.” Sulla base del lavoro di Vadoinafrica, e di una lunga attività di studio e sul campo, il fondatore, Martino Ghielmi, ha appena pubblicato l’e-book “Valore Africa”, una guida pratica per imprenditori che guardano e agiscono oltre gli schemi comuni sul continente africano. I quattro capitoli parlano di: “Perché guardare all’Africa”; “Leggende da sfatare”; “Quattro settori sempreverdi”; “Fattori chiave di successo”. La vicenda di questo network è emblematica, perché mostra quanto un nuovo rapporto tra Europa e Africa possa sorgere dall’unione (inscindibile) tra una lotta serrata agli stereotipi e un insieme strutturato di scambi, esperienze, mobilitazione di risorse, organizzazione.

Nella foto: una iniziativa di Vadoinafrica

 

 

E-learning e networking per conoscere le Afriche

Nella Rete si stanno man mano affermando nuovi modi per diffondere e condividere conoscenze ed esperienze legate ai Paesi africani. Due esempi. Il Centro per la Cooperazione Internazionale offre un corso in modalità e-learning su “Le Afriche oggi – 1 . Decostruire un’idea, assumere la complessità”. Il corso è curato da Uoldelul Chelati Dirar, dell’Università di Macerata. Il sito Vadoinafrica di Martino Ghielmi è un formidabile strumento di informazione e anche networking per tutti coloro che intendono vedere le società africane fuori dai soliti schemi, e per cogliere le opportunità che l’Africa (anzi, le Afriche) oggi offrono.

La foto è tratta da: http://www.tonybates.ca

 

 

 

7 siti italiani sull’Africa

Mi sono imbattuto in un post del bel blog Vadoinafrica, di Martino Ghielmi, in cui “Immagine dell’Africa” viene annoverata tra i “Magnifici 7” siti italiani sull’Africa. Questo blog, nella figura, è messo in corrispondenza col mitico Robert Vaughn. E certamente è in ottima compagnia, anche se alcuni eccellenti portali e blog (penso, ad esempio, ad African Voices e a Sancara) meriterebbero, forse con più ragione, di far parte del gruppo. Ma la notizia importante è che chiunque oggi desideri trovare informazioni serie sul continente africano ha più occasioni di farlo, rispetto a qualche anno fa. Ancora meglio se poi si tratta di giovani studiosi, operatori del sociale, imprenditori, politici.

L’immagine è tratta da: https://vadoinafrica.com/migliori-siti-web-sullafrica/

 

Una campagna contro l’uso delle immagini di bambini africani per la raccolta fondi

“Anche le immagini uccidono” è una campagna per la dignità dei bambini africani, e contro l’uso improprio della loro immagine a fini di raccolta fondi. E un tema a me particolarmente caro, da tanto tempo, e in questo blog ne ho spesso parlato, ad esempio qui, qui o qui. Quindi mi fa molto piacere che qualcuno se ne occupi, e in modo così concreto e capillare. Ringrazio in modo particolare gli amici Kossi Amékowoyoa Komla-Ebri e Fortuna Ekutsu Mambulu per il loro impegno speciale.

La foto è tratta da: http://www.tandem-wacren.eu

 

 

Il diritto di essere raccontati correttamente

In una società largamente interconnessa e percorsa da diversi flussi di comunicazione, per un popolo, un’area geografica, un continente è fondamentale essere raccontati con un minimo di correttezza e di completezza, al di là di stereotipi e pregiudizi. Una iniziativa su Twitter punta proprio a diffondere immagini positive del continente africano, quelle che i media mainstreaming ignorano. L’iniziativa si chiama #TheAfricaTheMediaNeverShowsYou e vale la pena di essere seguita. E, a proposito di un’Africa ignorata dai media, ecco anche un articolo che segnala la moda etica dell’impresa Haute Baso in Ruanda. Senza ignorare i problemi, ma senza occultare chi fa qualcosa.

L’immagine di Kigali è tratta da: http://mycontinent.co/Rwanda.php

 

I blog dell’ASC di Leiden

L’African Studies Centre di Leiden ha avviato una serie di bei blog sull’Africa e sugli studi africani. Si parla di ricerca, Internet e altre tecnologie dell’informazione e della comunicazione, cultura, musica, attualità socio-economica, usi (e sfruttamento) delle risorse naturali in questo continente, oltre che dell’immagine dell’Africa nei media. I blog sono curati dal direttore Ton Dietz, da ricercatori del Centro e anche da studenti.

La foto è tratta da: http://www.tafter.it

La cybercriminalità in Africa occidentale

Nonostante il divario digitale, l’Africa conosce una crescente cybercriminalità, soprattutto nelle varie forme della truffa. Fonti FBI stimano che la Nigeria, il Ghana e la Costa D’Avorio sono tra i primi 10 Paesi al mondo come fonti degli imbrogli e dei “bidoni” online. In uno dei suoi vari articoli su questo argomento, il giornalista Daniel Addeh (uno dei corrispondenti della web tv “African Voices”) si è soffermato sulla cybercrminalità in Ghana, che coinvolge sempre più adolescenti delle fasce povere, ed è in continua crescita. A differenza della vicina Costa D’Avorio, ove è stata attuata una politica di contrasto che sembra stia facendo regredire il fenomeno: la Plateforme de Lutte contre la Cybercriminalité – PLCC.

La foto è tratta da: http://verite-reconciliation.org/cote-divoire-cybercriminalite-largement-surestimee-cio-com/

De minimis…

Chi passa da queste parti ogni tanto avrà già capito che qua dentro non ci occupiamo di eventi di cronaca, né di analisi macro-economiche e geopolitiche sull’Africa (in cui tanti altri eccellono). Per scelta, non certo per insensibilità nei confronti dell’attualità africana, qui si parla prevalentemente di alcuni fenomeni e processi sociali di media e lunga durata: le rappresentazioni delle società africane, gli stereotipi, i rapporti tra modernità e tradizione, le relazioni tra stati e società civili, l’urbanizzazione e il rapporto città/campagna, le migrazioni internazionali e tanto altro ancora. Processi e fenomeni di media e lunga durata che però incidono su scelte, azioni, politiche, e che si manifestano in tanti modi nella quotidianità. Anche in minime cose, che però sono rivelatrici di grandi problemi. Il sito NOFI, ad esempio, ha messo insieme una ventina di “20 cose da non dire a un nero”. A leggerle, sono veramente stupide, ma buona parte di esse, a seconda dei casi, le ho personalmente sentite in bocca, mica di leghisti padani o di razzisti espliciti, bensì di cooperanti, intellettuali progressisti, persino di docenti universitari che hanno lavorato in paesi africani. A testimonianza che certe immagini degli africani nascono da stratificazioni della nostra cultura che non possono essere modificate solo dalla buona volontà dei singoli, dall’avere una mente aperta, dal diffondere maggiori informazioni o dal promuovere una migliore educazione. Tutte cose, certo, assolutamente indispensabili. Ma servono, forse, più in generale, nuovi modelli plurali di vita, di esperienza, di incontro, di dialogo, di socialità nei fatti.

Il disegno è tratto da: http://africanhistory-histoireafricaine.com/blog

Questo blog compie 10 anni: saluti e commenti – 4

Sono giunti ancora tanti saluti informali. In primis, quelli di Marco Pugliese, del fondamentale portale “African voices”.  Poi, il gradito commento dell’africanista e politologa Valeria Alfieri, che riporto qua sotto. Evidentemente, il tema della conoscenza dell’Africa e quello della sua rappresentazione collettiva vanno ancora approfonditi.

 

Valeria Alfieri

Ho conosciuto il tuo blog, e attraverso di esso Daniele il sociologo e Daniele l’amico, non pochi anni fa, nel 2005. Ero una giovane studentessa di Scienze Politiche, alle prese con le sue prime esperienze “africane”, che sbarcava in Burundi con l’idea di dover salvare il mondo e si trovò invece a salvare se stessa da pregiudizi, luoghi comuni e schemi di pensiero che ci sono inculcati e veicolati senza che spesso ce ne rendiamo conto, ed indipendentemente dall’ambito familiare e accademico nel quale si è immersi. Immagine dell’Africa ha accompagnato e dato un immenso contribuito ad un percorso personale e professionale non sempre facile, carico di dubbi, paure, angosce, tristezze, crisi e rotture. Scrivere di Africa cosi come la vivevo e leggere di Africa cosi come era vissuta dal tuo sguardo attento e lucido sono diventati nel tempo un connubio di grande supporto. La condivisione profonda di idee e pensieri che trovavo nella lettura del tuo blog mi confortava, e le parole di sostegno che non mancavi di lasciare sulle mie pagine virtuali m’incoraggiava a dare un senso a ciò che scrivevo. Da tempo oramai non scrivo più sul mio blog, ma non manco mai di seguire quando e come posso le tue parole sulle immagini e realtà africane. Molte delle tematiche presentate sono per me innovative, originali, tangibili. E lo spazio nel quale s’inseriscono è vario ma coerente. Imprenditori, classi medie, tecnologie ed energia rinnovabile, realizzazioni professionali, cinema, arte, ecc. sono argomenti che hanno ampliato enormemente i miei orizzonti, che nel tempo, per esigenze professionali, si sono sempre più focalizzati su tematiche ristrette, come sai. Tu hai questa capacità di guardare a 360 gradi, parlandoci non di un’Africa ma di Afriche, di paesi, di città, di persone, di idee, di progetti che non appartengono ad una tradizione fissa ed arcaica, ma sono in movimento ed incredibilmente moderni, figli al tempo stesso della tradizione, della colonizzazione e dell’epoca nella quale tutti noi stiamo vivendo. Tutto ciò, ci è molto più vicino e familiare di quanto possiamo pensare, e dovrebbe interpellarci molto di più di quanto lasciamo che abitualmente faccia. Ti ringrazio, dunque, per questo bagaglio a cui mi permetti di accedere, e per tutti i progetti più o meno concreti o più o meno folli sui quali discutiamo e sogniamo. Tutti i miei più cari Auguri, dunque, a Daniele l’amico, a Daniele il sociologo, e ad “Immagine dell’Africa” per questo lieto e benefico anniversario.

Foto: Francois Xavier, an optician in Dakar, Senegal (Source: Philippe Sibelly)