Creare valore in Africa

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L’esperienza del network Vadoinafrica è forse unica al mondo, e nasce, come tutte le grandi cose, da una grande visione: “Crediamo che il futuro dell’Europa passi da un nuovo rapporto con l’Africa. Lavoriamo per costruire nuovi scenari connettendo imprenditori e professionisti. Sfidiamo luoghi comuni e interessi per rimettere al centro la capacità creativa delle persone. Affianchiamo aziende e organizzazioni interessate a creare valore con il continente africano.” Sulla base del lavoro di Vadoinafrica, e di una lunga attività di studio e sul campo, il fondatore, Martino Ghielmi, ha appena pubblicato l’e-book “Valore Africa”, una guida pratica per imprenditori che guardano e agiscono oltre gli schemi comuni sul continente africano. I quattro capitoli parlano di: “Perché guardare all’Africa”; “Leggende da sfatare”; “Quattro settori sempreverdi”; “Fattori chiave di successo”. La vicenda di questo network è emblematica, perché mostra quanto un nuovo rapporto tra Europa e Africa possa sorgere dall’unione (inscindibile) tra una lotta serrata agli stereotipi e un insieme strutturato di scambi, esperienze, mobilitazione di risorse, organizzazione.

Nella foto: una iniziativa di Vadoinafrica

 

 

E-learning e networking per conoscere le Afriche

Nella Rete si stanno man mano affermando nuovi modi per diffondere e condividere conoscenze ed esperienze legate ai Paesi africani. Due esempi. Il Centro per la Cooperazione Internazionale offre un corso in modalità e-learning su “Le Afriche oggi – 1 . Decostruire un’idea, assumere la complessità”. Il corso è curato da Uoldelul Chelati Dirar, dell’Università di Macerata. Il sito Vadoinafrica di Martino Ghielmi è un formidabile strumento di informazione e anche networking per tutti coloro che intendono vedere le società africane fuori dai soliti schemi, e per cogliere le opportunità che l’Africa (anzi, le Afriche) oggi offrono.

La foto è tratta da: http://www.tonybates.ca

 

 

 

7 siti italiani sull’Africa

Mi sono imbattuto in un post del bel blog Vadoinafrica, di Martino Ghielmi, in cui “Immagine dell’Africa” viene annoverata tra i “Magnifici 7” siti italiani sull’Africa. Questo blog, nella figura, è messo in corrispondenza col mitico Robert Vaughn. E certamente è in ottima compagnia, anche se alcuni eccellenti portali e blog (penso, ad esempio, ad African Voices e a Sancara) meriterebbero, forse con più ragione, di far parte del gruppo. Ma la notizia importante è che chiunque oggi desideri trovare informazioni serie sul continente africano ha più occasioni di farlo, rispetto a qualche anno fa. Ancora meglio se poi si tratta di giovani studiosi, operatori del sociale, imprenditori, politici.

L’immagine è tratta da: https://vadoinafrica.com/migliori-siti-web-sullafrica/

 

Una campagna contro l’uso delle immagini di bambini africani per la raccolta fondi

“Anche le immagini uccidono” è una campagna per la dignità dei bambini africani, e contro l’uso improprio della loro immagine a fini di raccolta fondi. E un tema a me particolarmente caro, da tanto tempo, e in questo blog ne ho spesso parlato, ad esempio qui, qui o qui. Quindi mi fa molto piacere che qualcuno se ne occupi, e in modo così concreto e capillare. Ringrazio in modo particolare gli amici Kossi Amékowoyoa Komla-Ebri e Fortuna Ekutsu Mambulu per il loro impegno speciale.

La foto è tratta da: http://www.tandem-wacren.eu

 

 

Il diritto di essere raccontati correttamente

In una società largamente interconnessa e percorsa da diversi flussi di comunicazione, per un popolo, un’area geografica, un continente è fondamentale essere raccontati con un minimo di correttezza e di completezza, al di là di stereotipi e pregiudizi. Una iniziativa su Twitter punta proprio a diffondere immagini positive del continente africano, quelle che i media mainstreaming ignorano. L’iniziativa si chiama #TheAfricaTheMediaNeverShowsYou e vale la pena di essere seguita. E, a proposito di un’Africa ignorata dai media, ecco anche un articolo che segnala la moda etica dell’impresa Haute Baso in Ruanda. Senza ignorare i problemi, ma senza occultare chi fa qualcosa.

L’immagine di Kigali è tratta da: http://mycontinent.co/Rwanda.php

 

I blog dell’ASC di Leiden

L’African Studies Centre di Leiden ha avviato una serie di bei blog sull’Africa e sugli studi africani. Si parla di ricerca, Internet e altre tecnologie dell’informazione e della comunicazione, cultura, musica, attualità socio-economica, usi (e sfruttamento) delle risorse naturali in questo continente, oltre che dell’immagine dell’Africa nei media. I blog sono curati dal direttore Ton Dietz, da ricercatori del Centro e anche da studenti.

La foto è tratta da: http://www.tafter.it

La cybercriminalità in Africa occidentale

Nonostante il divario digitale, l’Africa conosce una crescente cybercriminalità, soprattutto nelle varie forme della truffa. Fonti FBI stimano che la Nigeria, il Ghana e la Costa D’Avorio sono tra i primi 10 Paesi al mondo come fonti degli imbrogli e dei “bidoni” online. In uno dei suoi vari articoli su questo argomento, il giornalista Daniel Addeh (uno dei corrispondenti della web tv “African Voices”) si è soffermato sulla cybercrminalità in Ghana, che coinvolge sempre più adolescenti delle fasce povere, ed è in continua crescita. A differenza della vicina Costa D’Avorio, ove è stata attuata una politica di contrasto che sembra stia facendo regredire il fenomeno: la Plateforme de Lutte contre la Cybercriminalité – PLCC.

La foto è tratta da: http://verite-reconciliation.org/cote-divoire-cybercriminalite-largement-surestimee-cio-com/

De minimis…

Chi passa da queste parti ogni tanto avrà già capito che qua dentro non ci occupiamo di eventi di cronaca, né di analisi macro-economiche e geopolitiche sull’Africa (in cui tanti altri eccellono). Per scelta, non certo per insensibilità nei confronti dell’attualità africana, qui si parla prevalentemente di alcuni fenomeni e processi sociali di media e lunga durata: le rappresentazioni delle società africane, gli stereotipi, i rapporti tra modernità e tradizione, le relazioni tra stati e società civili, l’urbanizzazione e il rapporto città/campagna, le migrazioni internazionali e tanto altro ancora. Processi e fenomeni di media e lunga durata che però incidono su scelte, azioni, politiche, e che si manifestano in tanti modi nella quotidianità. Anche in minime cose, che però sono rivelatrici di grandi problemi. Il sito NOFI, ad esempio, ha messo insieme una ventina di “20 cose da non dire a un nero”. A leggerle, sono veramente stupide, ma buona parte di esse, a seconda dei casi, le ho personalmente sentite in bocca, mica di leghisti padani o di razzisti espliciti, bensì di cooperanti, intellettuali progressisti, persino di docenti universitari che hanno lavorato in paesi africani. A testimonianza che certe immagini degli africani nascono da stratificazioni della nostra cultura che non possono essere modificate solo dalla buona volontà dei singoli, dall’avere una mente aperta, dal diffondere maggiori informazioni o dal promuovere una migliore educazione. Tutte cose, certo, assolutamente indispensabili. Ma servono, forse, più in generale, nuovi modelli plurali di vita, di esperienza, di incontro, di dialogo, di socialità nei fatti.

Il disegno è tratto da: http://africanhistory-histoireafricaine.com/blog

Questo blog compie 10 anni: saluti e commenti – 4

Sono giunti ancora tanti saluti informali. In primis, quelli di Marco Pugliese, del fondamentale portale “African voices”.  Poi, il gradito commento dell’africanista e politologa Valeria Alfieri, che riporto qua sotto. Evidentemente, il tema della conoscenza dell’Africa e quello della sua rappresentazione collettiva vanno ancora approfonditi.

 

Valeria Alfieri

Ho conosciuto il tuo blog, e attraverso di esso Daniele il sociologo e Daniele l’amico, non pochi anni fa, nel 2005. Ero una giovane studentessa di Scienze Politiche, alle prese con le sue prime esperienze “africane”, che sbarcava in Burundi con l’idea di dover salvare il mondo e si trovò invece a salvare se stessa da pregiudizi, luoghi comuni e schemi di pensiero che ci sono inculcati e veicolati senza che spesso ce ne rendiamo conto, ed indipendentemente dall’ambito familiare e accademico nel quale si è immersi. Immagine dell’Africa ha accompagnato e dato un immenso contribuito ad un percorso personale e professionale non sempre facile, carico di dubbi, paure, angosce, tristezze, crisi e rotture. Scrivere di Africa cosi come la vivevo e leggere di Africa cosi come era vissuta dal tuo sguardo attento e lucido sono diventati nel tempo un connubio di grande supporto. La condivisione profonda di idee e pensieri che trovavo nella lettura del tuo blog mi confortava, e le parole di sostegno che non mancavi di lasciare sulle mie pagine virtuali m’incoraggiava a dare un senso a ciò che scrivevo. Da tempo oramai non scrivo più sul mio blog, ma non manco mai di seguire quando e come posso le tue parole sulle immagini e realtà africane. Molte delle tematiche presentate sono per me innovative, originali, tangibili. E lo spazio nel quale s’inseriscono è vario ma coerente. Imprenditori, classi medie, tecnologie ed energia rinnovabile, realizzazioni professionali, cinema, arte, ecc. sono argomenti che hanno ampliato enormemente i miei orizzonti, che nel tempo, per esigenze professionali, si sono sempre più focalizzati su tematiche ristrette, come sai. Tu hai questa capacità di guardare a 360 gradi, parlandoci non di un’Africa ma di Afriche, di paesi, di città, di persone, di idee, di progetti che non appartengono ad una tradizione fissa ed arcaica, ma sono in movimento ed incredibilmente moderni, figli al tempo stesso della tradizione, della colonizzazione e dell’epoca nella quale tutti noi stiamo vivendo. Tutto ciò, ci è molto più vicino e familiare di quanto possiamo pensare, e dovrebbe interpellarci molto di più di quanto lasciamo che abitualmente faccia. Ti ringrazio, dunque, per questo bagaglio a cui mi permetti di accedere, e per tutti i progetti più o meno concreti o più o meno folli sui quali discutiamo e sogniamo. Tutti i miei più cari Auguri, dunque, a Daniele l’amico, a Daniele il sociologo, e ad “Immagine dell’Africa” per questo lieto e benefico anniversario.

Foto: Francois Xavier, an optician in Dakar, Senegal (Source: Philippe Sibelly)

 

Questo blog compie 10 anni: saluti e commenti – 3

 

Sono continuati a pervenire graditissimi saluti e commenti da amici e colleghi che, per lavoro, impegno o studio personale, si confrontano con la realtà attuale dell’Africa. Ecco dunque la terza tornata, tra il serio e l’ironico.

La foto è tratta da: http://www.hercampus.com/

 


Kossi A Komla-Ebri

10 anni! Sono tanti e ne so qualche cosa: sono quelli che ho dovuto aspettare dopo aver fatto in questo Paese tutto il percorso di studi per laurearmi e specializzarmi, per potere iscrivermi all’ordine dei medici (perché avevo infine acquisito la cittadinanza) e per poter esercitare. 10 anni sono davvero tanti: sono 3.650 giorni di attesa e speranze… Proporre un blog monotematico per 10 anni non è di certo facile. Richiede passione, costanza e sopratutto convinzione. La convinzione che si nutre di quella speranza descritta dallo scrittore Vaclav Havel: “La speranza non è ottimismo. La speranza non è la convinzione che ciò che stiamo facendo avrà successo. La speranza è la certezza che ciò che stiamo facendo ha un significato. Che abbia successo o meno.”

Ha davvero senso e significato sprecare tempo per parlare dell’immagine dell’Africa?

Io credo di sì, forse oggi più che mai, sopratutto in questo mondo globalizzato e fortemente mediatizzato dove prevale l’immagine, il suono e poco la riflessione, e dove il nostro immaginario è diventato il prolungamento delle parole e della nostra mente. Ha un significato “parlare” dell’immagine dell’Africa perché, nonostante l’accorciamento delle distanze con i mezzi di trasporto e quelli di comunicazione digitale, tante menti ancora oggi sono straripanti di scorie di pregiudizi, luoghi comuni e “non conoscenza” (per non dire “ignoranza”) dell’Africa, o meglio delle Afriche. Una immagine purtroppo essenzialmente negativa, nutrita quotidianamente dalle Ong. Basta girare per le strade la vigilia di Natale per vedere i manifesti di Amref, l’assurda pubblicità del Vu cumpra (!), vedere le pubblicità di ActionAid, dell’Unchr, senza scordarci del demente reality della Rai con inviati del mondo opulento che vanno ad assaggiare nei campi rifugiati la miseria altrui per un po’ di giorni, per poi tornare a rimpinzarsi e andare a controllare il colesterolo.

Immagini che dipingono l’Africa come il continente delle guerre, della miseria, del sottosviluppo. E’ di questi giorni il risveglio del governo italiano che punta a “riaccendere i riflettori sull’Africa” con l’iniziativa Italia-Africa della Farnesina, che “scopre” con un po’ di ritardo rispetto alla Cina che nonostante tutto l’Africa ricca ma impoverita è in crescita, come continente delle opportunità di investimento. Non vorrei che qui si voglia rinverdire l’immagine dell’Africa come possibilità di sfruttamento. Voglio sperare che i buoni propositi di “dare risalto alla presenza e al ruolo della comunità africana in Italia” e di inserire la cultura come uno degli elementi portanti dell’intera strategia siano il giusto segnale per un nuovo rapporto che di sicuro permetterà di presentare un'”Altra” immagine dell’Africa, come da 10 anni l’amico Daniele Mezzana porta avanti con amorevole passione.

 

Cátia Miriam Costa

10 year understanding and building knowledge on Africa. Africa still remains as the mysterious continent in a king of exotic imaginary. Is comfortable to see otherness as the extreme opposite of ourselves… it makes us to have more confidence on the presence and the future… Building awareness on difference and raising interest on these matters is a work shared by the ones loving diversity and knowledge. And that goes for Africa or for other continent. What is special about Africa is the persistence of an ancient image of an uncivilized continent, whereas we can find beauty, creativity and intelligence.

I think an enormous task is ahead us: to help to show what really goes is Africa… having happy and sad people, achievements and defeats as anywhere else in the world. I’ll bring a sentence from an Angolan writer from the 19th century, Pedro Félix Machado, writing in Lisbon for the metropolitan readership: “Sim – leitor amigo – em África, como em toda a parte do mundo se pode ser feliz”. (Meaning: “Yes – dear reader – in Africa like in everyplace in the world one can be happy”). Two centuries after is still difficult to make people believe in happiness, creativity, development and achievements in Africa, but I think it’s possible. Only sharing knowledge and information we can raise awareness and destroy stereotypes. That’s a task for all of us who have this marvelous experience of being or living there.

 

Stefano Anselmo

     Letterina  al Babbo Natale dell’Africa del futuro

 Caro Babbo Natale dell’Africa Futura, ti scrivo per chiederti le seguenti cose.

–       Ti prego di trasformare i dati di tutti i contratti delle multinazionali, invertendoli e dando il 51% agli Africani con relativa possibilità di gestione  del prezzo di acquisto delle materie prime, delle derrate e delle messi.

–       Regala dei macinini a energia solare alle mamme che triturano le pietre di coltan nella zona del Kiwu in Congo. Anzi, trasforma la raccolta così dolorosa, in una sana e organizzata cava degna delle migliori dell’Occidente, circondata da belle casette con giardinetto fertile,  residenze dei lavoratori.

–       Fa che ai politici Africani quando stanno per accordarsi con politiche e potenze occidentali firmando contratti capestro con clausole vessatorie, siano colti da un forte mal di pancia che faccia loro cadere la penna dalle mani.

–       Fa che anche i politici e gli esponenti delle economie mondiali, quando stanno per siglare accordi capestro con clausole vessatorie a favore di politici africani e a sfavore delle popolazioni africane, siano colti da un improvviso e irresistibile prurito al culo, così forte da non riuscire a firmare, tanto se lo devono grattare.

–       Fa che nascano ancora tanti Lumunba, Nkrouma, Sankara; almeno uno per ogni paese, di quelli inventati alla Conferenza di Berlino.

     Se non te lo ricordi bene è quella del 1884 -1885, svoltasi sotto l’ideologia che assegnava solo alle potenze europee e ai popoli bianchi d’oltreoceano il diritto alla sovranità: le altre aree erano considerate territori vuoti liberamente occupabili e spartibili.

–       Lancia uno Zot alla maniera del tuo amico Giove su tutti gli aspiranti dittatori e su tutti i politici che dopo il secondo mandato non vogliono ritirarsi.

–       Ripulisci le acque del Niger affinché tornino pulite e il suo delta ricco di pesci.

–       Fai che Francia, Inghilterra, America &co, non rompano più i coglioni  in materia di supremazia politica e gestione delle risorse, land grabbing, et cetera.

–       Insegna a tutti gli uomini che l’Africa ha una storia complessa e importante, né più né meno come l’Asia o l’Europa.

–       Spiega che quando a Kilwa e a Lamu (Tanzania e Kenia) si faceva il bagno nella vasca ad acqua corrente di casa propria, nella “civile” Inghilterra e in altri Paesi europei (sull’Italia stendiamo un molto pietoso velo!!!), vuotavano il contenuto dei  vasi da notte fuori dalla finestra.

–        Spiega che il miracolo del Rinascimento ebbe luogo grazie al sostegno dell’oro africano e alla “riscoperta” della scienza attraverso i documenti arabi tradotti in latino a Toledo, in Spagna e portati nel cuore dell’Europa da viaggiatori colti.

     E se non ci credono… per l’oro, spiega che: Kanku Musa (il Mansa, imperatore del Melli, situato grosso modo nell’attuale Mali), pellegrino alla Mecca nel 1324, distribuì doni in oro tanto generosi da far svalutare il prezioso metallo sui mercati per quasi 10 anni. Infatti Nell’Atlante Universale Catalano -carta geografica redatta nel1375- l’imperatore del Melli, è raffigurato assiso sul trono nel centro dell’Africa Occidentale con in mano una pepita d’oro, mentre un mercante berbero, con il volto velato, si avvicina a dorso di un cammello.

      Per la faccenda delle traduzioni arabe a Toledo, spiega che durante le ultime incursioni del 2012-13 di Al-Qaeda a Tombuctu, celebre città di cultura, sede di una  delle più antiche Università del mondo, vennero distrutti parecchi libri antichissimi. La mia amica Marzia, laureata in ingegneria, vistò la città 10 anni fa e rimase esterrefatta riconoscendo nelle illustrazioni di libri risalenti al X e XI secolo, gli stessi schemi di ottica studiati da lei durante i suoi anni universitari. Emozionata, si augurò che i pazzi Talebani non li avessero distrutti.

–       Spiega all’Uomo bianco che quando l’Italia processava Galileo Galilei per le sue affermazioni sulla rotazione terrestre, erano già passati quasi mille e trecento anni da quando Eratostane, ad Alessandria d’Egitto, calcolò il diametro della Terra, partendo dal dato ormai super-assodato, della sua sfericità.

–       Insegna agli Africani a non buttare in giro i sacchetti di plastica, perché l’Africa è la loro terra e non la loro spazzatura: spiega anche che non è una “cosa da Bianchi” perché Paul Kagame, che è un Africano nero come gli altri, ha vietato l’uso dei sacchetti di plastica in tutto il Paese: li sequestrano alla frontiera prima di entrare in Rwanda.

     Spiega loro che i “sacchetti di plastica” è meglio che se li infilino sul pisello prima di fare l’amore.

–       Fa che gli Africani e i Neri di tutto il mondo la smettano di schiarirsi pelle e capelli, pensando di essere più belli, solamente perché si sentono meno “lontani” dall’idea di bellezza imposta dalla supremazia culturale bianca.

–       Spiega a tutti, Bianchi e Neri, belli e brutti, che nascere in un paese ricco o in una famiglia benestante, non è assolutamente né un merito, né ti riconosce alcun diritto in più; bensì è semplicemente una mera questione di “culo” (nel senso di “fortuna”, per chi non avesse dimestichezza con le sfumature semantiche).

–       Fa che i “Bianchi” sappiano che esistono tante Afriche, diverse per cultura, lingua, musica, cucina, miti e leggende, perchè l’Africa è un Continente – contenitore delle tante Afriche esistenti.

–       Fa che anche gli Africani sappiano (ancora meglio dei “Bianchi”) che esistono “le Afriche” e non una sola Africa.

–       Fai funzionare le Università, le scuole, gli ospedali. E fa sì che i tanti soldi provenienti dalla cooperazione, finiscano nelle tasche della gente comune in termini di benessere e assistenza.

–       Chiedi agli Spiriti della Foresta, delle Sabbie e dei Mari di non moltiplicare l’acqua in vino (è buono ma non ci puoi irrigare i campi) né moltiplicare i pesci perché i mari africani ne sarebbero ricchi (basta eliminare  l’inquinamento da petrolio, soprattutto nei delta e  la pesca a strascico con le reti a maglie strette, nei fiumi e in mare), ma di trasformare i milioni di mine anti uomo in manioca, cipolle, peperoncino e neuroni, per chi al mondo (Bianchi  e Neri) ne avesse bisogno. E le fabbriche che le producono, in fabbriche di preservativi.

–       Infine fa che il messaggio che si evince dal testo seguente diventi ormai inutile, antiquato, stantio e noioso, tanto la nostra società si è evoluta. É la sofferta risposta a una donna colpevole di millantata conoscenza di cose africane, sicumera e boria: diceva imbecillità indicando gli Africani come “Negri”.

     Tolleranza? Regole da seguire? Si? E allora dimmelo un po’! Quanti Negri hai ospitato a casa tua a mangiare? E per quante volte? E quanti Negri ti telefonano almeno due volte la settimana? E a quanti hai prestato dei soldi? E quanti hanno prestato dei soldi a te?  (…) Con quanti sei stato al cinema o a fare shopping, o  a fare la cazzo di spesa al  supermercato? E per quanti Negri ti sei messo a piangere, o quanti ne hai ascoltati piangere? Dimmelo un po’: quanti Negri hai abbracciato sperando che non andassero più via? E a quanti hai detto di sparire dalla tua vita? Dimmelo: quanti Negri hai sulla lista dei regali di Natale? (…)

(da “African inferno” P. Pallavicini, Feltrinelli, pag. 3)

Grazie per avermi ascoltato Babbo Natale dell’Africa del futuro.

Tuo Stefano Anselmo