Violenza politico-religiosa: rischi e contromisure in Benin e Ghana

Il conflitto politico-religioso che ha colpito Paesi come la Nigeria e il Mali rischia di diffondersi in realtà vicine, per via di un contesto fatto di porosità dei confini, disparità tra città e campagna, scontento sociale ed economico delle giovani generazioni, interventi di attori religiosi esterni a tali Paesi (sia cristiani che musulmani), e altro ancora. Ma uno studio condotto in Benin e Ghana da Peter Knoope e Grégory Chauzal mostra che esistono anche, localmente, strumenti istituzionali e culturali per disinnescare, o almeno contenere, tale rischio. Ad esempio, la grande tradizione di discussione e soluzione dei conflitti simbolizzata dalle riunioni di villaggio sotto un grande albero, il persistente prestigio delle autorità tradizionali, oppure le diverse e radicate istituzioni di dialogo inter-religioso. Non si può prevedere quanto tali strumenti reggeranno all’urto di nuovi processi disgregativi, ma è importante sapere che esistono.

 

Image: Benin Clay city of Tagasango (by James Dorsey) – http://www.africavernaculararchitecture.com/benin/

Le organizzazioni regionali africane

C’è tuttora, in Italia, una scarsa informazione sistematica su obiettivi, funzionamento, attività e risultati delle organizzazioni regionali africane, a partire dall’Unione Africana. Nel mondo politico, in quello dell’informazione e anche in quello della cooperazione allo sviluppo, tutto sommato, c’è poco interesse a capire veramente o a raccontare cosa fanno gli africani in quanto “attori” istituzionali. A colmare questa lacuna è stato uno studio di Marco Massoni per conto del CEMISS, dal titolo ”Le strategie delle principali Organizzazioni Regionali, con particolare riferimento al nuovo approccio unitario dell’Unione Europea ed il ruolo delle grandi potenze nei confronti del continente africano: orientamenti e obiettivi strategici per i prossimi decenni”. Massoni fa una mappa esauriente di tali organizzazioni regionali, identificando anche i loro punti di forza e di debolezza, con l’intento di suggerire politiche di rafforzamento di queste istituzioni, in un mondo globalizzato che vede il continente africano ancora penalizzato, sfruttato e represso nelle sue potenzialità.

La foto di un recente summit dell’Unione Africana è tratta da: http://summits.au.int

La strage silenziosa sulle strade africane

Tra le cause di morte prematura per i giovani africani, subito dopo l’HIV/AIDS, vi sono gli incidenti stradali. Ma non è solo, ovviamente, un problema dei giovani: la scarsa qualità delle strade (anche per mancanza di fondi), la carenza di politiche di monitoraggio dei rischi, di prevenzione ed educazione stradale, il mancato sviluppo di strutture sanitarie di emergenza sono alcuni dei fattori alla base di una strage silenziosa che causa circa 250.000 morti all’anno nell’Africa sub-sahariana, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una nota di Patricio V. Marquez sul blog “Africa can … end poverty” fornisce dati su questo problema e alcuni suggerimenti per affrontarlo.

La veduta di Monrovia è tratta da: http://www.myworldshots.com

Paesi pacifici: qualche sorpresa dal Global Peace Index 2011

Dal 2007, gli autori del Global Peace Index raccolgono dati su 153 Paesi di tutto il mondo, classificandoli dal più sicuro al più pericoloso. Per quanto riguarda il 2011, oltre ad alcuni risultati abbastanza ovvi (al primo posto c’è l’Islanda e in fondo alla classifica ci sono Afghanistan, Sudan, Iraq e Somalia), c’è anche qualche sorpresa. Ad esempio che il Botswana è più sicuro della Francia, o che vivere negli Stati Uniti è più pericoloso che vivere in Malawi, Ghana, Tunisia, Mozambico, Burkina Faso, Zambia, Namibia, Tanzania, Marocco, Sierra Leone, Gambia,  Swaziland, Egitto, Guinea Equatoriale, Senegal, Gabon (oltre che, naturalmente, in Botswana).

Tra i Paesi non considerati da questo Indice vi è il Togo, su cui è uscito un significativo documentario, realizzato da Roberta Girgenti e Viwanou Edorh – Ananou: qui si può vedere un trailer.

 

Lo scorcio di Lomé (foto di Joelmeeker) è tratto da: http://blog.travelpod.com/travel-photo/joelmeeker/12/1239229740/street-hawkers-in-lom.jpg/tpod.html